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24 October 2010 @ 06:55 pm
[Cobra Starship/The Academy Is] The world has its shine / 2  

Titolo:
The world has its shine / 2
Autrice: Fae (faechan)
Beta/Pre-reader: lai_in_the_sky 
Fandom: Cobra Starship/The Academy Is…
Personaggi/Pairing: Gabe Saporta/William Beckett, Victoria 'VickyT' Asher, apparizioni del resto dei Cobra Starship, nominati Pete Wentz e Patrick Stump
Timeline: maggio 2007, durante l'Honda Civic Tour
Rating: R/NC17
Warnings: songfic, slash, lemon, un pochino angst
Parole: 3515 (FDP)
Disclaimer: tutti i personaggi sono realmente esistenti, ma non si intende dare rappresentazione veritiera di eventi/caratteri/orientamenti sessuali.
 
Note: all'inizio di The world has its shine accennai a suo tempo al fatto di aggiungere una seconda parte con un po' più di trama, e guess what?, con quei due-tre millenni di ritardo ce l'ho fatta \o/ Ricordate che l'idea di fondo era quella di spiegare come è nata la canzone omonima? Ecco. *ride* Riassunto breve del fatto principale attorno a cui ruota la fic: nei primi mesi del 2007 William e la sua ragazza storica, Christine, si lasciano. Nell'ottobre 2007 Christine partorisce la loro bambina. Non si è mai saputo con esattezza quale fosse la situazione tra i due durante la gravidanza, sappiamo soltanto che è stato un periodo difficile ma che, nonostante tutto, William ha comunque accettato la cosa e alla fine sono tornati insieme. La fic è leggibile anche da sola, ma aver letto (o riletto *blink*) TWHIS prima aiuta a capire meglio alcuni particolari :)
 
 
--
 
 
I: here's a new idea, I've got news for you
 
 
 
2007, maggio
 
 
"Gabe, spiegami una cosa. Davvero, una cosa soltanto." Alex alza lo sguardo dal testo e contemporaneamente alza, se possibile, entrambe le sopracciglia insieme. "Che cazzo hai fumato ieri sera?"
 
Gabe solleva le labbra in una specie di mezzo sorriso perchè, beh, un po' se l'aspettava.
 
"Sentiamo, Suarez, qual è il problema?" chiede sarcasticamente appoggiando la chitarra e allungando le gambe sul tavolino.
"Non mi fraintendere - capisco, o credo  di capire almeno, che magari ha un significato particolare per te" si ferma per guardarlo, ma Gabe gli fa semplicemente cenno di andare avanti "e che l'hai scritta per una ragione precisa, non so esattamente quale ma se non la so vuol dire che non sono cazzi miei. E' solo che, voglio dire, hai avuto un ritorno alla fase emo o che?"
 
Vicky si siede sul divano accanto a lui, sfilandogli il foglio dalle mani e allungandogli in cambio una birra.
 
"Per essere uno che capisce sei di una delicatezza spaventosa, davvero" lo rimbecca, ironica.
"Io sto solo dicendo che mi sembra slegata dal resto. Mi sembra che nell'atmosfera generale dell'album non c'entri granché."
"Non fare lo stronzo" interviene Ryland, seduto a terra accanto al divano e impegnato a pizzicare distrattamente le corde della chitarra. "E' un bel pezzo. Possiamo lavorarci su, no? Ti do una mano, se vuoi" propone rivolto a Gabe, che annuisce. "E poi" continua, ghignando "se ci sta Pleasure ci può stare anche questa."
"Amen" commenta Nate alzando la sua lattina mentre Vicky ridacchia e continua ad esaminare il testo.
Alex lancia una smorfia all'indirizzo di Ryland, poi si volta verso Gabe. "Proviamo" borbotta.
 
 
 
II: and I can read what you're thinking
 
 
 
"Sei fuori allenamento."
 
Gabe alza lo sguardo con aria vagamente offesa - fuori allenamento il cazzo, ha sbagliato solo un paio di accordi, e perché il bus non è mai vuoto quando ce ne sarebbe bisogno, comunque? - e si scansa per far passare Vicky, che deve evidentemente aver deciso o di deliziare tutti cucinando qualcosa o molto più probabilmente di fregarsi qualunque schifezza Nate abbia imbucato in giro.
 
"Sei qui per prendermi per il culo?"
Vicky gli sorride zuccherosamente - confermato, è lì per prenderlo per il culo - e caccia la testa nel frigorifero. "C'è ancora del gelato, da qualche parte?"
"Non ne ho idea" ribatte distrattamente, senza nemmeno guardarla. "Ma ho bisogno di una birra" riflette a voce alta, dopo qualche istante.
"Finita."
"Procuramene una."
"Alza il culo, invece di stare lì a massacrare il pentagramma."
 
Gabe scuote la testa perdendosi in una sequela mentale di insulti all'indirizzo della parità dei sessi e dell'emancipazione femminile e stronzate del genere, poi imbraccia di nuovo la chitarra per riprovare il ritornello.
 
"E' carina così" commenta Vicky una volta che ha finito, riemergendo senza niente tra le mani.
"Così?"
"Acustica. Voce e chitarra. Dovremmo farla live, prima o poi."
"Mh. Lo dici tu ad Alex o lo faccio io?"
"Ah, secondo me gli piace. Ha solo avuto una giornata storta." Si appoggia al tavolo e si mangiucchia un'unghia per un po' prima di parlare di nuovo. "Comunque, a lui dovresti farla ascoltare."
"…a lui chi?"
 
Vicky non risponde e si limita a voltarsi e sostenere tranquillamente gli occhi puntati nei suoi.
 
Ogni tanto, nei momenti di autocritica che raramente si impone, Gabe si chiede come faccia Vicky a sopportarli tutti e quattro e a essere questa sorta di amica-sorella-confidente che capisce sempre tutto prima di tutti e che ha sempre il consiglio giusto al momento giusto, e a essere anche la musicista innegabilmente brava che è. Ma al momento non è in vena di fare autocritica e quindi si chiede principalmente perché, la prima volta dopo una vita che scrive una canzone per sfogarsi, non possa farlo senza che nessuno rompa i coglioni. Okay, Alex ha ragione, sta rinnegando la sua filosofia e facendo l'emo peggio di Pete quando litiga con Patrick, ma che cazzo, si potrà almeno avere uno sbandamento ideologico in pace?
 
"…odio l'intuito femminile, lo sai?" borbotta abbassando lo sguardo sulle corde della chitarra.
"Come se fossi io l'unica femmina da queste parti…"
"Fottiti, Vic."
Lei gli rivolge una piccola smorfia di scusa e poi scivola dietro la sua sedia, posandogli le mani sulle spalle. "So cos'è successo" dice quietamente.
Gabe resta interdetto per un attimo, poi si concede un sorrisetto vagamente sarcastico. "Era il segreto dell'anno e ora si è già sparsa la voce?"
"No." Si volta per guardarla interrogativamente e Vicky si limita a scrollare le spalle. "Ho le mie fonti." C'è un istante di silenzio, rotto solo dal rumore sordo del plettro contro una corda tesa. "Poi stamattina tu tiri fuori questa e, beh. Ho fatto due più due."
 
Non può trattenersi dal ridacchiare, nonostante tutto. Sì, beh, probabilmente conoscendo l'antefatto non è complicata da capire.
 
 
And whatever it takes
I’m gonna make my way home
we can turn our backs on the past
and start over…
 
 
"Avanti, dillo."
"Cosa?"
"Che dovrei essere felice per lui e che sono uno stronzo."
"Dovresti essere felice per lui, e sei troppo coinvolto per esserlo ora."
"Non è…" comincia, e non sa nemmeno lui cosa dire esattamente, né perché sente il bisogno di dirlo. "Non è mai stata una storia, lo sai anche tu. E' solo una…" esita "…una cosa." Chiude gli occhi e si prende mentalmente a cazzotti perché, dio, una cosa. Starebbe bene in una dichiarazione ufficiale: ho una cosa con William Beckett. Suona idiota già nella sua testa, cristo santo.
"Senti, a me non devi spiegare nulla, davvero." Vicky stringe la presa sulle sue spalle e lo abbraccia brevemente. "Penso solo che dovrebbe ascoltarla lui, prima degli altri." 
 
Senza dire altro, si solleva e riprende a cercare chissà cosa in giro per la cucina. Gabe resta immobile per un po', poi posa la chitarra e riprende in mano il foglio con il testo e gli accordi e una serie di appunti indecifrabili qua e là, pieni di parentesi e cancellature. Lo rilegge con attenzione, come se non lo conoscesse già a memoria. C'è una certa inquietante, metaforica somiglianza tra quel foglio e la sua situazione, pensa osservando i tratti di penna che solcano la carta.
 
Gabe ha sempre pensato alla vita come a un eterno susseguirsi di parentesi, più o meno lunghe e più o meno fitte di parole, ma quasi sempre parentesi, comunque. Quello che c'è fuori dalle parentesi, quello che è solido e reale e destinato a durare, è decisamente poco, il resto va e viene - chiusa una parentesi, aperta un'altra e fine della storia. (Ha la vaga impressione di aver condiviso questa cosa con Pete, una volta, ma erano tutti e due troppo sbronzi o troppo fatti o troppo entrambe le cose, per cui non potrebbe giurarci. Ogni volta che ci ripensa l'unica cosa che finisce per concludere è che se mai ritroverà la sua teoria in un testo dei Fall Out Boy metterà di mezzo gli avvocati. Nessuno frega le sue metafore senza pagare. Nemmeno Pete Wentz.)
 
Nella pagina di quella che è stata la sua vita finora William non è il testo fuori dalla parentesi, e non è nemmeno una parentesi particolarmente lunga. William è una costellazione di momenti distinti, di frasi scarabocchiate in fretta che iniziano e finiscono presto, ciascuna nella sua cornice, ciascuna slegata dalle altre. Ciascuna un'intera storia a sé.
 
Il fatto è che prima di conoscerlo Gabe non si era mai posto il problema di cosa significassero tante parentesi piccole, se ci fosse una sorta di proprietà additiva che decretava che dovessero valere quanto una grande. Il fatto è che William Beckett gli ha incasinato la teoria, la vita e le lenzuola di un discreto numero di stanze d'albergo, e a un certo punto, forse, la cosa gli è sfuggita di mano.
 
 
'Cause you’ve been left behind
and the world has its shine
I would drop it on a dime for you…
 
 
"Ohoho, conosco quello sguardo."
Si riscuote all'improvviso, e Vicky lo sta scrutando con le braccia incrociate e l'espressione insopportabilmente divertita. "Non dovresti andare a cercare il tuo gelato?" la liquida, irritato.
"Stai meditando."
"…dio, toglietemela di torno…"
"Stai chiedendo consiglio al Cobra su cosa fare."
"Esatto. Sto avendo un intenso colloquio spirituale, e gradirei averlo da solo."
 
Vicky appoggia sul tavolino l'ultima lattina di birra uscita da chissà dove - ammaccata e probabilmente anche calda, ma pazienza.
 
"Tu non hai bisogno del Cobra, Saporta" commenta, prima di allontanarsi. "Hai bisogno di tirare fuori le palle."
 
 
 
 
III: so kiss me goodbye, honey, I'm gonna make it out alive
 
 
 
William si affaccia sulla porta del bus - che per una volta è vuoto, ed è esattamente la volta in cui avrebbe fatto meglio a non esserlo - appena qualche ora dopo, perchè il tour non aspetta nessuno, nemmeno con tutte le circostanze attenuanti del caso. Si affaccia e lo trova sprofondato nel divano, con lo stesso foglio ancora tra le mani, la stessa lattina ammaccata ormai ridotta a un ammasso di metallo informe e lo stesso umore altalenante almeno quanto il tempo che fa fuori - e nonostante questo, quando gli sorride per metà di quel sorriso tutto suo, Gabe non può che ricambiare.
 
"Sei già tornato" fa notare, in modo del tutto inutile.
Willam si siede accanto a lui, restandogli a una distanza più o meno di sicurezza. "Ti sono mancato?" domanda zuccheroso, quasi non fosse successo niente.
"Come un palo nel culo" ribatte, e l'alzata di medio che riceve è così familiare da tranquillizzarlo un po'. "Lei come sta?" chiede a bruciapelo dopo qualche secondo di silenzio.
William abbassa lo sguardo sulle proprie mani, la voce che trema appena. "Bene. Sta bene da quando ha smesso di avere le nausee. O almeno ha smesso di maledire il giorno che mi ha conosciuto."
"E come va tra voi?"
"Lasciamo stare" borbotta, cupo, e Gabe rinuncia a chiedergli altro. Fa saltellare due o tre volte nella mano la lattina schiacciata e resta in silenzio, aspettando non sa neanche lui cosa.
"…E' strano, sai" si decide a dire, alla fine.
"Cosa?"
"Pensare a te che fai il padre." Un sorriso involontario gli curva le labbra. "Cosa farai ora, smetterai di bere e ti ritirerai a vita privata?"
William si lascia andare a un risata un po' forzata. "Peggio" ribatte in tono sibillino, e Gabe solleva un sopracciglio, curioso. "Penso di tagliarmi di nuovo i capelli."
"…Non lo farai. Non finchè sarò vivo per impedirtelo."
 
William ride, più sinceramente questa volta, passandosi una mano nella massa scompigliata che gli incornicia il viso e giocherellando distrattamente con una ciocca. Gabe si incanta a guardarlo per un istante, cercando di richiamare alla mente l'immagine del ragazzino diciottenne dalla zazzera corta e ribelle che ha conosciuto una vita fa - e si sente improvvisamente un idiota, perché le cose tra di loro sono sempre state così semplici e non è giusto che adesso siano diventate così strane, perché sono sempre stati amici, prima di tutto, e una serie di scopate occasionali non gli dà il diritto di aspettarsi proprio un cazzo di niente.
 
"Vicky dice che hai una nuova canzone" mormora William all'improvviso, lasciando cadere lo sguardo sul mucchio di carta che tiene posato sulle ginocchia.
Gabe inspira profondamente, facendo del suo meglio per nascondere il sussulto lievissimo che gli ha scosso lo stomaco per un attimo. "Vicky dovrebbe infilarsi qualcosa in bocca, ogni tanto."
"Qual è il problema?" chiede William innocentemente, e Gabe esita per un istante e poi gli porge il foglio, consapevole di non poter rimandare oltre.
 
Nel tempo che gli occorre per chinarsi a recuperare la chitarra da terra e cercare un plettro nella confusione di roba ammonticchiata in giro William ha già fatto correre velocemente lo sguardo sul testo, e ne sta scrutando ogni riga come aspettandosi che gli riveli un qualche segreto nascosto. Gabe stringe le labbra, imbraccia la chitarra e si schiarisce la voce.
 
 
I'm not one for love songs
the way I'm living makes you feel like giving up
but you don't
and I want everything for you…
 
 
William lo ascolta cantare con gli occhi quasi sempre fissi sulle parole, e quando li alza su di lui lo fa con un sorriso piccolo e dolce che Gabe si impone di non soffermarsi a guardare. Arriccia divertito le labbra quando le frasi gli ricordano qualcosa, tamburella pensoso con le dita un ritmo che potrebbe diventare la linea di batteria, si ferma a segnare qualche appunto sul foglio con una penna ripescata tra i cuscini. A metà di uno dei ritornelli comincia a canticchiare sopra di lui, improvvisando una seconda voce che completa la melodia a perfezione.
 
 
And all I ever wanted
was to be understood
you’ve been the only one who could
I could never turn my back on you…
 
 
Il silenzio che scende subito dopo l'ultimo accordo è probabilmente il più imbarazzante che abbiano mai diviso. Gabe trattiene a stento un sospiro di sollievo quando il cellulare di William comincia a trillare, interrompendo i tentativi di entrambi di trovare una qualunque cosa da dire.
 
"…uh, mi stanno cercando, credo" spiega, con un'occhiata rapida al display.
"Vai" annuisce Gabe, guardandolo alzarsi e uscire dal bus. Stringe la mano fino allo spasimo attorno al manico della chitarra e sospira, ripetendosi mentalmente i dieci motivi per cui è giusto che vada così.
 
Sta ancora cercando di formulare il primo quando la porta si riapre e poi richiude di schianto, facendogli rischiare l'infarto.
 
William gli è sopra prima che possa pensare di dire qualunque cosa, in un armeggiare confuso di mani che tolgono di mezzo oggetti e si intrufolano tra i vestiti e di labbra che cercano le sue con un'urgenza che per una volta non ha niente di sfacciato. Gabe scivola con la schiena contro il divano, lasciandosi spingere giù e soffocando un ansito nell'istante in cui i loro bacini entrano in contatto, modellandosi automaticamente l'uno contro l'altro. William spinge un ginocchio tra il suo fianco e lo schienale e si raddrizza a cavalcioni su di lui, lasciando spiovere i capelli su entrambi quando si china per baciarlo ancora, e Gabe ride e solleva le mani per affondarcele in mezzo, facendosi scorrere quel mare di ciocche castane tra le dita finchè gli è ancora possibile e cercando di non pensare a quanto gli mancherà.
 
Potrebbero fare le cose per bene - potrebbero smettere almeno il tempo necessario a spogliarsi, tanto per cominciare, o a trovare un ritmo che regoli le loro spinte in modo anche solo vagamente costante - e invece no, invece continuano soltanto a strusciarsi convulsamente attraverso i pantaloni sbottonati alla meglio, ad assaltarsi reciprocamente lembi di pelle a caso insinuando dita e unghie oltre le magliette, a far scontrare labbra e denti e lingue senza ordine o continuità, e Gabe pensa incoerentemente che è perfetto così, che loro sono questo ed è questo che vuole ricordare.
 
William si solleva di nuovo, muovendosi sempre più rapidamente alla ricerca della maggior frizione possibile, e Gabe lo asseconda senza staccargli gli occhi di dosso per non perdersi i suoi cambi d'espressione, i respiri affannati che lo scuotono, i gemiti sempre meno trattenuti che gli sfuggono dalle labbra. Lo guarda venire per primo, scendendo a mugolargli piano la fine del suo orgasmo sulla pelle del collo per poi nasconderci contro il viso, in un gesto così intimo e tenero da togliergli il respiro, e lo segue senza riuscire a trattenersi, cercando un bacio all'ultimo istante e perdendosi nel calore umido che gli esplode tra le gambe e vibra di riflesso nelle bocche di entrambi.
 
"Mi piace, sai" sussurra William minuti interi più tardi, sporgendo un braccio verso il foglio scivolato a terra e allungando le dita per raggiungerlo. "Mi piace tanto."
Gabe gli posa un bacio sulla fronte, una mano ancora persa ad accarezzargli i capelli. "Cantala con me" propone, colto da una folgorazione improvvisa.
William sorride, scuotendo la testa. "Non è una buona idea" obietta, rinunciando con un gesto stizzito ad acchiappare il foglio troppo lontano e ricominciando a tracciargli linee immaginarie sul petto con la punta dell'indice. "Guarda com'è finita l'ultima volta."
"E' comunque un'idea migliore di quella di tagliarti i capelli" commenta Gabe, serissimo.
"Stavo pensando di farlo fare a Brendon."
"…Questa non è un'idea, Becks, questo è suicidio."
 
William ride - una risata dolce, da bambino, che gli vibra addosso facendogli il solletico - e poi resta in silenzio, come alla ricerca delle parole giuste. "Gabe, io…" comincia, sollevando la testa per guardarlo, ma Gabe non lo lascia finire. Lo bacia ancora una volta, profondamente, prendendosi il tempo di sentirlo, di imprimere a fuoco ogni particolare nella propria memoria - ed è chiaro per entrambi che è l'ultima volta, e va bene così.
 
"Tu stai facendo la cosa giusta" mormora alla fine, guardandolo e sorridendogli. "Sei sempre stato quello che fa la cosa giusta."
William sorride a sua volta, appoggiando la fronte contro la sua per un istante lunghissimo, e poi si rialza lentamente dal divano, sistemandosi i jeans ed esaminando la macchia umida sul davanti. "…merda, speriamo non ci sia nessuno fuori" borbotta, lisciandosi addosso la stoffa come se questo potesse migliorare la situazione.
"Ah, non credo che qualcuno ci farebbe caso, sai. Ci siamo abituati."
William lo guarda storto e Gabe ridacchia, aspettandosi una linguaccia da un momento all'altro. "Fanculo" si limita a mugugnargli, prendendo un cuscino a caso e lanciandoglielo addosso con noncuranza.
"Tieni" offre lui, recuperando da terra una felpa e porgendogliela. "Così passerai inosservato."
William alza un sopracciglio, fissando il viola accesissimo della stoffa con un sorrisetto sarcastico e arricciando il naso. "Niente che esca dal tuo armadio potrebbe far passare inosservato qualcuno" dichiara, legandosela in vita comunque. "Te la riporto stasera."
"Tienila."
 
L'ultimo raggio di un sole pallido e seminascosto dietro le nuvole filtra a illuminare il bus, infrangendosi sulla figura alta di William quando gli volta le spalle e agita appena le dita in un cenno di saluto. Gabe sospira senza farsi sentire, stringendo le labbra e percependo quasi fisicamente sulla lingua il sapore dolceamaro di quel momento.
 
"Ehi" lo chiama William quando è ormai a un passo dalla porta, facendogli alzare lo sguardo. "Possiamo ancora conquistare il mondo" sorride, mordendosi appena un labbro.
Non riesce a non sorridere anche lui. "Certo che possiamo."
 
 
 
IV: if the world is ending, I'm throwing the party
 
 
 
Quando esce dalla doccia il bus è assordantemente silenzioso, Vicky è sdraiata sul divano a guardare MTV e quello che una volta era gelato e ormai è solo una vaschetta vuota giace abbandonato sul pavimento.
 
"Dove sono tutti?"
"Cercano di sfuggire al tuo pessimo umore."
"Grandioso." 
 
…ricapitolando: il gelato è finito, la vita fa schifo e ha formato una band di stronzi. Signori, un applauso per Gabe Saporta.
 
Senza un'altra parola sprofonda nello spazio del divano rimasto libero e Vicky si sposta per fargli posto e si tira a sedere. "Su, racconta" comincia con voce curiosa, incrociando le gambe.
Gabe la guarda, genuinamente confuso. "…cosa?"
 
L'alzata di sopracciglio che riceve in risposta è tanto eloquente quanto vagamente inquietante.
 
"…non hai niente di meglio da fare che spiarmi?" chiede piccato mentre le sfila di mano il telecomando.
"Non ho bisogno di spiarti. Questo posto odora di sesso."
"Per quanto ne so, può essere colpa tua."
"Mh-h." Vicky scuote la testa con aria esperta. "Odora di selvaggio, peccaminoso sesso gay."
"E ribadisco che per quanto ne so, può essere colpa tua."
 
Vicky afferra un cuscino e glielo sbatte in faccia. Poi si rannicchia accanto a lui e gli appoggia la testa sulla spalla.
 
"Ehi" sussurra dopo un po'. "Non ne vuoi parlare?"
"No" mugugna Gabe con gli occhi fissi sullo schermo, cambiando i canali a caso.
Per un attimo c'è solo silenzio, e il chiacchiericcio proveniente dalla TV. "…Vuoi guardare Home Edition?"
"Sono repliche."
"Andiamo dagli altri?"
"Nah, non voglio rovinare i loro tentativi di evitarmi. Magari si stanno anche divertendo."
"Magari sono da Patrick." Gabe alza le spalle, e Vicky alza gli occhi al cielo lasciando sottinteso il ma allora sei scemo. "A lavorare sulla tua canzone" precisa.
 
Gabe si volta lentamente e prova a replicare qualcosa di acido, ma poi non resiste - perché fare lo stronzo misantropo non è da lui e non è che lo diverta poi tanto come ruolo - e prima di potersi commuovere le passa un braccio intorno alle spalle e la strizza tipo orsacchiotto stampandole un bacio in cima alla testa. Il gelato è finito e la vita fa schifo, ma formare questa band resta ancora la cosa migliore che abbia mai fatto.
 
"Vi amo" dichiara. "Sono pazzo di voi. Facciamo un'orgia."
"…tu dovresti smettere di leggere fanfiction. Seriamente." Lui ridacchia e la abbraccia un'ultima volta prima di lasciarla alzare, e lei balza in piedi e gli tende una mano sorridendo. "Andiamo, emoboy di merda. C'è bisogno di te per rendere questa cosa veramente deprimente."
"Ci ho ripensato, con te non voglio fare orge. Faremo un'enorme ammucchiata per soli uomini e tu non sarai invitata. Nemmeno come spettatrice."
"Mi stai spezzando il cuore."
 
Vicky si avvia verso la porta del bus urlandogli di sbrigarsi, e Gabe fruga tra la sue carte e ne tira fuori un foglio, un po' più spiegazzato e più pieno di scarabocchi di quanto non lo fosse qualche ora prima. Ci sono le indicazioni dei controcanti scribacchiate ai lati, frecce che puntano qua e là, e in un angolo, con un tratto più fine come fosse stato tracciato in fretta senza neanche il tempo di calcare la penna, c'è un piccolo, buffo cuore stilizzato. Ed è piuttosto sicuro di non averlo fatto lui.
 
Sorride, e si sente come se avesse appena chiuso la parentesi in fondo a un'altra frase. Magari, in qualche modo, dentro la prossima il nome di William ci sarà ancora.
 
 
More than you could ever know, it's you.
 
 
--
 
 
Credits/Note
 
- titolo da (duh) The world has its shine (but I would drop it on a dime) dei Cobra Starship, titoletti delle varie parti da It's amateur night at the Apollo Creed (CS), Unexpected places (TAI), Bring it (Snakes on a plane) (CS+TAI), Guilty pleasure (CS)
- l'idea di far suonare a Gabe TWHIS acustica mi è venuta prima ancora di sapere che effettivamente TWHIS è stata suonata acustica più di una volta, ed è amore *W* questo live qui è un esempio meraviglioso e ha dato una bella mano alla mia ispirazione
- TWHIS, così ho letto da qualche parte ma al momento non trovo il link *coff*, è canonicamente stata scritta da Gabe e Ryland. Per cui, ai fini di questo plot, ho deciso che effettivamente l'ha scritta Gabe, ma Ryland, come propone nella prima scena, l'ha aiutato a metterla a punto. AggiustatoInBaseAQuelloCheServe!Canon = win è_èY
- ugualmente, è canon che sia stata scritta durante l'Honda Civic Tour del 2007 (la maggior parte di Viva la Cobra è stato scritto durante quel tour), che i Cobra divisero appunto con i TAI e i FOB, e per questo i ragazzi vanno poi a lavorare sulla canzone con Patrick (che è stato il produttore dell'album).
- Home Edition (ovvero Extreme Makeover Home Edition, quel programma dove ti buttano giù la casa e te la rifanno nuova e fighissima) è una roba che a quanto pare Gabe guarda davvero :°D ho visto usare la cosa in giro per il fandom e mi è piaciuta :P
- William si è effettivamente tagliato i capelli tra fine 2007 (quando è nata sua figlia, appunto) e inizio 2008, diventando quel cosino spennazzato che tutti ricordiamo con terrore *brividi random* (vedete, persino lui era sconvolto *indica foto*). Ai tempi dell'HCT, e quindi durante la storia, non aveva già più i capelli lunghi del 2006 (quelli di Snakes on a plane, per intenderci), ma aveva comunque quel taglio lunghettino e fluffoso che era altrettanto amore
- giusto per spettegolare un altro po', intorno alla faccenda della gravidanza sono nate, ovviamente, chili di maldicenze e supposizioni varie :D C'è chi pensa che la bambina non sia realmente figlia di William e quindi che Christine l'abbia gioiosamente cornificato, e lui per questo l'abbia lasciata. Oppure che sia effettivamente sua ma che Christine l'abbia incastrato quando sapeva che lui non voleva figli, e lui per questo l'abbia lasciata. Oppure che semplicemente William di fronte alla notizia se la sia fatta sotto :°D, e per questo l'abbia lasciata. La verità non la sapremo mai, immagino, ma in tutto ciò io sono abbastanza sicura di una cosa, e cioè che William non è il tipo da fregarsene della sua ragazza in una situazione del genere, e che qualunque scelta abbia fatto in quel periodo non l'ha fatta così a cuor leggero. Perciò in questa fic mi sembrava plausibile che, nonostante la situazione travagliata, la sua sensibilità lo portasse a decidere di rompere la cosa che aveva con Gabe. E da qui l'angst assassina T_T scusatemi, vi giuro che ho sofferto anche io scrivendoli T_T
- questa fic è nata EONI fa, come parte integrante di TWHIS (che ho scritto nei primi mesi del 2008). Ero alla mia prima bandom!fic, ero ancora spaesata riguardo a come gestire i personaggi e questa era la parte che mi convinceva di meno, così decisi di dividerla in due e pubblicare solo l'inizio come fic a sé stante. Poi per un sacco di tempo l'ho lasciata da parte, sia perché mi sembrava troppo seriosa (voi capite che ho piazzato GABE SAPORTA a fare l'EMO? Ci vuole del coraggio, ve l'assicuro. Cioè, avverti fisicamente la tua coscienza di fangirl dei Cobra che ti guarda MALISSIMO D:), sia perché usare come plot device la gravidanza di Christine (che all'epoca era solo un pettegolezzo) era una cosa riguardo la quale mi facevo degli scrupoli assurdi (e il fatto che ora non me ne faccia più dovrebbe farmi pensare brutte cose di me stessa, credo ;/////;''). Poi sono passati i mesi, ed è arrivata la conferma che la gravidanza c'era stata davvero, e un bel giorno ho ripescato il file, l'ho riletto e ho pensato che valesse la pena terminarla. Continua a sembrarmi omgseriosa e a farmi un effetto strano, ma penso sia venuta bellina e la ritengo pronta per vedere il mondo e quindi vualà :)
 
 
Feeling: amusedamused
Listening: --
 
 
 
Anna: joshayley kissnemofrommars on October 24th, 2010 05:28 pm (UTC)
Questo commento è tra parentesi perchè sì.
(Mi è piaciuta.
Molto.
Tanto.
Tantissimo.
Anche se è angst e c'è emo!Gabe...chissene!
Ho amato Vicky alla follia - credo sia l'amica che ognuno vorrebbe avere - e ho amato alla follia tutta la spiegazione della *cosa* con William, nonchè la filosofia delle parentesi di Gabe <3
E la loro ultima volta ;__;
Bwah, niente, mi defilo nel nulla e ti faccio tanti complimenti come al solito &hearts)
twy: smiletwycchan on October 24th, 2010 08:26 pm (UTC)


E' adorabile. Mi mancava un sacco leggerti <3 Questo tipo di fic mi fa ricordare come sono arrivata al bandom, e perché mi ha incuriosito. Tu riesci a renderli tenendo conto del canon e in modo realistico - ed è difficile parlare di IC con l'RPS, perché non esiste nemmeno un vero e proprio IC, non esiste un character, per cominciare, è tutto una costruzione artificiale ancora più che con altri fandom; ma ciò non vuol dire che non ci siano dei criteri di credibilità da mantenere, e tu li rendi sempre non in modo piatto, e sei riuscita a scrivere emo!Gabe XD (Sento la tua coscienza che urla, ma no, è sempre lui, parla di orge. *cade* Gli scambi con Vicky sono BELLISSIMI XDDDD Ci uccidi con l'angst e con quel 'possiamo ancora conquistare il mondo' (;___;) per poi infilarci lolfluff in modo stupendo, e far finire il tutto lasciando il sorriso.) Ed è il fatto che è difficile scrivere slash tenendo conto della credibilità, soprattutto con l'RPS, e che di solito è più facile ignorare le varie mogli e consorti e scrivere nel verse alternativo in cui sono tutti felicemente gay, e togliere anche buona parte di ciò che è anche affascinante delle tematiche, e ci si leggono comunque cose bellissime - ma mi piace quando leggo qualcosa dove si riesce a mantenere il canon senza far essere il tutto una cosa sporca o irreale.

Finendo la parte semi-seria del commento, che non so se aveva un senso percepibile, sappi che quando inizi a fare ragionamenti sulle parentesi della vita che sono del tutto credibili nella testa di Gabe, ma che fondamentalmente sono nati nella TUA di testa, devi cominciare a preoccuparti. *patpatta. XDDDDD
(Ed ho adorato tutti i commenti sui capelli di Bill XDDDD E' una cosa che ha traumatizzato il fandom tutto ed è giusto affrontarla con le fic dove i capelli di Bill sono co-protagonisti, per esorcizzare il dolore della perdita, ectera. XDDDD)

Conclusione: ti amo come sempre e dovresti scrivere di più. </3 *entra in modalità KobraKid e le scompiglia i capelli in modo chiaramente incest.